(Sermone predicato nella chiesa Evangelica ADI di Trapani – trascritto in forma integrale.)

 

Testo biblico: II Cronache 29:1-11

Dinanzi a noi c'è la figura del re Ezechia che era figlio e successore dell' apostata Achaz, questi dunque non aveva ricevuto né un insegnamento né un buon esempio da parte del padre, tutt'altro quest'ultimo era stato un re molto cattivo e lontano dal Signore eppure, nonostante ciò, grazie a Dio, Ezechia fu uno tra i migliori re del regno di Giuda (gli altri furono Giosafat e Giosia).

Egli fu un uomo eminentemente pio ed il mio cuore si rallegra moltissimo per quello che possiamo leggere nella parola del Signore, proprio il primo e il secondo verso dice che Ezechia cominciò a regnare a 25 anni e regnò 29 anni e fece ciò che piace al Signore o come traduce la versione Diodati "ciò che giusto agli occhi di Dio"; questa testimonianza ha un valore inestimabile, perché a dire che "Egli fece ciò che piace al Signore" non è un uomo autorevole, ma è l'Iddio onnipotente ed il Signore della gloria, dunque questo re visse una vita arresa nelle mani del suo Dio, adempiendo perfettamente la Sua volontà e mettendo in pratica i Suoi statuti, i Suoi precetti, le Sue leggi, i Suoi comandamenti ed io vorrei, fratelli, che pregassimo il Signore affinché, alla fine del nostro terrestre pellegrinaggio, Iddio possa rendere a ciascuno di noi la medesima testimonianza, cioè di aver fatto ,durante la nostra vita, ciò che gli è gradito e così sentirci dire quelle belle parole "bene hai fatto mio fedele servitore, tu sei stato fedele in poca cosa io ti costituisco sopra molte cose, entra nella gioia del tuo Signore!" .

 Al verso 3 vediamo che all'inizio del suo mandato, egli non pensa agli affari politici e amministrativi del suo regno, ma il pensiero primiero lo ha per il Signore e per la Sua l'opera e per il santuario. Ezechia iniziò la sua missione proprio purificando il tempio del suo Dio, egli compì una grande riforma spirituale, nel testo leggiamo che distrusse tutti gli alti luoghi cioè quegli altari che i Giudei avevano eretto per offrire sacrifici a Baal e agli idoli mutoli; Egli eliminò , dunque, tutta l'idolatria nel regno di Giuda, demolendo il serpente di rame che Mosè aveva innalzato nel deserto ( divenuto oggetto di una superstiziosa adorazione) e ristabilì il culto al Signore, questo re confidò completamente in Dio e Dio fu con lui e lo fece prosperare.

Ai versi dal 6 al 9 si legge che egli fa un'adunata chiamando a raccolta i sacerdoti e i leviti; infatti Ezechia sapeva benissimo che la colpa principale di tutte le sofferenze del popolo di Giuda stava nell'avere abbandonato l'Iddio vivente e vero, nell'aver trascurato e perfino chiuso il santuario , così non offrendo più al Signore sacrifici, olocausti e non accendendo le lampane, il culto all'Eterno era stato messo da parte, abbandonando completamente Iddio per darsi alla idolatria; tutto questo naturalmente comportò il castigo di Dio, tramite l'invasione da parte degli Assiri che significò morte e devastazione per la città e la cattività per gran parte della popolazione, dunque quello che intendo sottolineare per primo è che il re Ezechia chiama principalmente i sacerdoti ed i leviti (ponendo così questo debito non solo sulle spalle del popolo) perché erano loro i principali responsabili di quell'abbandono, di quello stato di apostasia del regno di Giuda e quindi dovevano essere richiamati per potersi ravvedere e quindi riportare il popolo nella condizione voluta dal Signore; il Signore ci voglia dare grazia, affinché possiamo essere sempre tra coloro che avendo delle responsabilità, possiamo essere di esempio a quanto ci stanno davanti, per potere insieme fare appieno la volontà del Signore.

Quattro sono i punti fondamentali sui quali andremo a meditare:

il primo l'abbiamo al verso 5 dove Ezechia dice "santificatevi ora" e "santificate il santuario", non solo esorta i leviti, i sacerdoti e naturalmente anche il popolo alla santificazione, ma è categorico, "santificatevi ora" cioè subito, immediatamente, senza porre tempo in mezzo, perché spesse volte, cari nel Signore, quando Iddio ci chiama alla santificazione il nemico viene sempre a suggerire al nostro orecchio « ma c'è tempo per santificarti, tu sei ancora molto giovane, hai tanto tempo dinanzi a te per adesso goditi la vita, più in là penserai a santificare l'anima tua » questa è un'astuzia del diavolo che dobbiamo rigettare, perché cari nel Signore, questo domani non arriva mai, perché prima di questo domani arriva la morte e ci introduce nell'eternità, nello stato di peccato in cui la morte ci ghermisce, separati dalla santa e divina presenza del Signore; dunque, Dio ci possa dare grazia, nel momento in cui sentiamo l'esortazione di santificare i nostri cuori, dobbiamo metterci immediatamente all'opera, perché la santificazione è qualcosa di molto importante e prezioso, ne abbiamo parlato tante volte fratelli, ma non ci stanchiamo di ascoltare questa esortazione divina perché sta scritto: "senza la santificazione nessuno vedrà il Signore", dobbiamo essere grati a Dio tutte quelle volte che lo Spirito Santo ci chiama alla santificazione, termine che vuol dire separazione dal mondo, dal peccato, dalla corruzione e consacrazione al servizio del Signore.

La santificazione è qualcosa che riguarda tutti i credenti, dal pastore all'ultimo membro della comunità, tutti abbiamo bisogno di essere santificati, essa è un'esigenza divina, come leggiamo nei Vangeli, Gesù continuamente diceva ai suoi apostoli: " siate santi o siate perfetti come perfetto è il Padre vostro che è nei cieli" .

La santificazione, oltre che riguardare tutti, interessa ancora tutto il nostro essere, dice Paolo nella prima epistola ai Tessalonicesi al capitolo 5: "or l'Iddio della pace vi santifichi Egli stesso tutti interi senza biasimo, spirito, anima e corpo per il giorno dell'avvenimento del nostro Signore Gesù Cristo", queste parole credo che non abbiano bisogno di ulteriore chiarimento, perché la santificazione, dice Paolo, è per l'avvenimento di Gesù, che vuol dire? Che quando Gesù verrà dal cielo, per rapire la Sua chiesa, coloro che non saranno santificati rimarranno sulla terra, che Dio ci voglia far grazia, affinché possiamo, cari nel Signore, adempiere la volontà di Dio attraverso la santificazione, infatti l'apostolo Pietro esorta la Chiesa dei suoi tempi con queste parole : "poiché Colui che vi ha chiamato è santo, siate santi anche voi in tutta la vostra condotta" ; non santi soltanto in chiesa, ma santi in chiesa, santi in casa, santi nel posto di lavoro, santi ovunque noi ci possiamo trovare, perché dovunque noi ci troviamo, ricordiamoci sempre del nostro stato di figliuoli di Dio e come tali ci dobbiamo comportare, che il Signore ci voglia far grazia, affinché possiamo onorare e servire il Suo nome.

La santificazione è talmente importante, cari nel Signore, che Gesù ne fa oggetto di quella meravigliosa preghiera conosciuta come la preghiera sacerdotale al capitolo 17 del Vangelo secondo Giovanni nella quale dice: "Padre santificali nella verità: la Tua parola è verità", fratelli vogliamo dire: Signore attraverso la Tua parola, santifica le nostre anime, santifica la nostra vita, perché vogliamo venire un giorno a goderTi nel cielo, poiché sta scritto nell'Apocalisse "chi è santo si santifichi di più e chi è contaminato si contamini di più"; il verso appena citato non è un incoraggiamento a contaminarsi, ma è la dimostrazione che coloro i quali sono sulla via della santificazione sono sempre più invogliati a santificarsi, mentre quelli che hanno preso la via larga sono spinti a camminare per questa strada spaziosa .

Noi fratelli, oggi, ringraziamo il Signore perché sta scritto: "l'Iddio della pace vi santifichi"; dunque non è opera nostra è un' opera che compie Dio attraverso lo Spirito Santo, mentre noi dobbiamo essere soltanto disponibili nel dire: "Signore sono nelle tue mani, come l'argilla nelle mani del vasaio così l'anima mia è nelle Tue mani, plasmala, liberala da ogni cosa che a Te dispiace, affinché io possa essere santo e lodare e glorificare il Tuo nome tutti i giorni della mia vita.

Proseguendo nella lettura sempre al verso 5 Ezechia, desiderando purificare il tempio, dopo aver dato l'ordine ai sacerdoti, ai leviti di santificarsi personalmente ( infatti se loro non si santificavano, non avrebbero potuto santificare il santuario) dice loro di trarre fuori dal santuario tutto ciò che c'era d'impuro in quanto il padre, come ho detto, era un re apostata ed aveva contaminato quel luogo sacro portandovi dentro delle cose immonde.

Il santuario a quei tempi era qualcosa di molto prezioso per il popolo giudeo, esso era il luogo dove il Signore si incontrava col Suo popolo e manifestava la Sua presenza in mezzo ad esso, ed era proprio quel santuario che era stato contaminato da quello che d'immondo vi era stato introdotto.

Per 400 anni il Signore della gloria si compiacque di dimorare in un' umile tenda, ma, grazie a Dio, ci fu un uomo dal cuore verso l'Eterno, Davide che un giorno ebbe in cuore di fare una casa al Signore; egli si dispose per edificare un tempio a Dio ed Egli gradì il pensiero del Suo servo , accettando questo sentimento buono, pur non permettendogli direttamente di costruirlo in quanto questi era stato un uomo di guerra e le sue mani si erano sporcate di sangue, ma promettendogli che suo figlio Salomone gli avrebbe edificato un tempio; la storia biblica, infatti, ci racconta che Salomone costruì un edificio sacro meraviglioso dove furono impiegati materiali pregiati come l'oro, l' argento ecc. fino a farlo divenire vanto e gloria del popolo di Israele!

Ora spiritualmente parlando, cari nel Signore, Iddio non abita più in un tempio fatto da mano d'uomo ma Iddio abita nei cuori dei credenti, nella persona di Gesù, Iddio è venuto a dimorare in mezzo agli uomini; Gesù Cristo vuol dire L'Emmanuele, l'Iddio in mezzo agli uomini, non potendo più egli salire a Dio a causa del peccato, Iddio è sceso in mezzo agli uomini, e noi Chiesa di Gesù Cristo collettivamente parlando siamo il tempio di Dio, siamo l'abitacolo di Dio, siamo l'abitacolo della santissima trinità e non soltanto come insieme, ma anche come singoli credenti, lo dice Paolo chiaramente ai Corinzi: " non sapete voi che siete il tempio di Dio? E che lo Spirito di Dio abita in voi? Non sapete voi che lo Spirito Santo dimora nei vostri cuori?"; dunque diamo gloria al Signore, fratelli, perché questo nostro cuore è divenuto il tempio dello Spirito Santo, l'abitacolo della Santissima Trinità, però, cari nel Signore, per potere questo corpo essere il tempio di Dio, l'abitacolo dello Spirito Santo è necessario che il nostro cuore sia purificato, infatti non ci può essere santificazione se non c'è la purificazione del cuore, Ezechia diede ordine ai sacerdoti di tirare fuori dal santuario tutto ciò che c'era d'immondo e voi sapete che il cuor dell'uomo come dice Geremia "è malvagio", è insaziabile, non è mai soddisfatto e Gesù conferma questa realtà quando dice che dal cuore, procedono " pensieri malvagi, furti, adulterio, fornicazioni", tutto ciò che c'è di brutto viene dal cuore dell'uomo, quindi, cari nel Signore, è indispensabile che noi diamo il nostro cuore nelle mani di Gesù, seguendo l'invito di Dio stesso che dice nella Sua parola "figliuolo mio dammi il tuo cuore"; dunque, il Signore oggi vuole che noi mettiamo il nostro cuore nelle Sue mani, affinché Egli lo purifichi, lo liberi da tutte le scorie, da tutte le impurità e di un cuore di carne ne possa fare un cuore che loda e glorifica il Suo santo e prezioso nome.

Il nostro corpo è il tempio di Dio e il tempio di Dio è santo e guai a colui che guasta il tempio del Signore, perché Dio guasterà lui; ora cari fratelli e sorelle nel Signore, se questo nostro corpo è il tempio dello Spirito Santo, noi non lo possiamo deturpare a nostro piacimento, noi non possiamo fare di esso quello che vogliamo; Infatti riferendoci a quanto dice sia nella prima epistola di San Paolo a Timoteo sia nella prima Pietro dove parla dell'ornamento, della verecondia, della modestia, ed essendo i nostri corpi il tempio di Dio, affermiamo quindi che noi non possiamo vestire, non possiamo adornarci, non possiamo comportarci come si comporta il mondo, (talvolta è veramente difficile distinguere se un fratello o una sorella sono credenti o non lo sono perché c'è tanto che assomiglia a questo mondo di peccato), vogliamo dire questa mattina: "Signore, santifica i nostri cuori, dacci grazia di tenerci lontano da tutto ciò che possa contaminare la nostra vita, affinché possiamo servire il tuo santo e glorioso nome; l'ornamento importante, infatti dice Pietro, è quello del cuore, non l'intrecciatura dei capelli, gli abiti lussuosi, no, ma è la benignità di

Dio nel nostro cuore, la modestia, la bontà, l'amore, la sincerità, tutte queste virtù cristiane sono l'ornamento del vero credente.
Dopo questi due punti passiamo al terzo, Ezechia dice esattamente così : "io ho in cuore di fare un patto col Signore, Iddio d' Israele", quindi dopo avere riconosciuto gli errori dei sacerdoti, dei leviti e di conseguenza anche del popolo, dopo averli esortati alla santificazione e alla purificazione del santuario, ora esprime quello che io desidererei oggi , fosse il desiderio di ciascuno di noi, cioè quello di stipulare un patto con l'Iddio d'Israele; egli dice "io ho in cuore", dunque non è un pensiero che circola nella mente e di conseguenza di facile rimozione, ma è la predisposizione nobile e bellissima di fare un' alleanza, cioè stringere una relazione più intima, più profonda ; anche noi oggi vogliamo fare una nuova alleanza ma la nostra non è più quella dell'Antico Testamento, cioè fondata sul sangue degli animali che non poteva salvare, ( il sangue dell'animale, infatti copriva e non cancellava il peccato d'Israele e questo era valido solo per un breve tempo, infatti andava rinnovato di anno in anno), mentre il nuovo patto Iddio l'ha stabilito per mezzo del sangue di Gesù Cristo versato al Calvario per noi e questo sacrificio, questo sangue versato ci ha procurato una salvezza eterna, noi possiamo dire con gioia senza tema di essere smentiti che siamo salvati nel tempo e per l'eternità, attraverso il sangue di Gesù Cristo; pertanto, noi vogliamo, oggi, rinnovare il patto perché credo che tutti ci ricordiamo, anche se per alcuni, come me, sono passati decenni, da quando ci siamo battezzati in acqua, di quella promessa fatta col Signore di amarlo e di servirlo per tutto il tempo della nostra vita; io conosco la mia posizione e ognuno di voi conosce la propria, questo patto è ancora valido dinanzi agli occhi di Dio o è stato rotto? Io non lo so, se è valido glorifichiamo il nome del Signore, ma se non è valido, se stato rotto, rinnoviamolo, esprimendo al Signore il desiderio di volerlo servire con tutto il cuore, stringendo un nuovo patto di fedeltà, sì, perché quello che il Signore richiede è fondato sulla fedeltà e sull' amore per Lui e per l'opera Sua.

La Chiesa del Signore si distingue da tutte le altre per l'amore, infatti quella che non lo pratica non appartiene al Signore; Dio è amore e in mezzo al popolo di Dio esso deve regnare sovrano ed oggi, noi vogliamo dichiarare con il re Davide, nel salmo 18: " O Signore, mia forza io ti amerò affettuosamente, dunque " non un amore superficiale , non un amore effimero e passeggero, ma un amore affettuoso, cioè con tutto il cuore, perché, come prosegue il salmista "tu sei la mia rocca, tu sei la mia fortezza, tu sei il mio potente liberatore, tu sei l'Iddio in cui l'anima mia si confida", vogliamo quindi pregare il Signore, nel nome di Gesù, di darci grazia di avere la forza di vivere santamente, cristianamente, sopportando tutto quello che possiamo incontrare in questa valle di lacrime e rinnovare questo patto di fedeltà, requisito indispensabile, infatti, non valgono venti, trenta, cinquant'anni di fede, (grazie a Dio per quello che ci concede), ma dobbiamo essere fedeli fino all'ultimo respiro della nostra vita, così infatti sta scritto nell'Apocalisse: "sii fedele sino alla morte".

Dopo aver analizzato il terzo punto, passo al quarto che troviamo al verso 11 dove c'è un' esortazione paterna, vediamo l' amore sviscerato che questo re ha verso il popolo suo di Giuda, egli infatti dice : "figlioletti miei, figlioletti miei, non errate perché il Signore vi ha eletti per presentarvi davanti a Lui, per servigli, essergli ministri, fargli i profumi"; Ezechia li vuole esortare a non errare, a non sbagliare e se fino a quel momento avevano commesso il male , non dovevano continuare, non dovevano perseverare nell'errore e nell'ostinatezza, andando dietro a quello che il loro raziocinio umano gli faceva pensare, ma abbandonando queste attitudini peccaminose, dovevano impegnarsi a compiere la volontà di Dio, lasciando guidare le loro menti e i loro cuori, non da quelli che erano i propri pregiudizi ma dalla volontà del Signore, in quanto essi erano un popolo privilegiato.

Proseguendo Ezechia gli ricorda quello che avevano ricevuto, il Signore vi ha eletti, gloria a Dio, parola preziosa l'elezione che dobbiamo veramente apprezzare con tutto il cuore, Iddio non aveva scelto il popolo d'Israele perché era un popolo migliore di altri, più numeroso, più ricco, no, l'Iddio li aveva scelti nella Sua grande misericordia perché attraverso di essi avrebbe portato la grazia e la salvezza a tutti gli altri popoli; ed ora cari nel Signore, applicando spiritualmente tutto questo, anche noi siamo stati eletti, infatti Iddio non prende piacere che l'empio perisca ma Iddio vuole che l'empio si converta e viva, dunque, caro amico che ascolti la parola di Dio, questa esortazione è rivolta anche a te poiché il Signore ti vuole eleggere da questo mondo di peccato e di corruzione, in quanto che dove arriva l'evangelo della grazia di Gesù Cristo, esso opera una selezione spirituale, una selezione morale poiché Iddio vuole che tutti gli uomini siano salvati e quindi chiama tutti alla salvezza.

Vorrei spiegare la differenza tra la chiamata e l'elezione: la prima è quel richiamo che Dio fa pervenire ai nostri cuori tramite l'evangelo della salvezza, cioè l'invito a ravvederci, ad accettare il dono di Dio, la salvezza in Cristo Gesù e chiamati sono coloro che accettano l'Evangelo, si pentono dei propri peccati, che anche per un tempo seguitano a fare la volontà di Dio ma prima o poi, chi per un motivo e chi per un altro, si allontanano dalla grazia di Dio e rimangono dei semplici chiamati, mentre la seconda riguarda coloro che hanno ascoltato l'Evangelo della grazia, si sono pentiti dei loro peccati, li hanno abbandonati e si sono consacrati al Signore; dunque, vogliamo dire questa mattina, Signore aiutaci perché Tu ci dici, molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti, vogliamo essere fra questi pochi? Vogliamo essere il piccolo gregge del Signore? Il popolo che Egli pasce? Il popolo che Lui gradisce? E che Egli porta avanti nelle Sue sante e benedette vie, che il Signore ci dia grazia di potere apprezzare questa elezione.

In tutto questo c'è uno scopo, il Signore, infatti non soltanto ci chiama, ci salva per potere godere la vita eterna, ma Egli vuole che noi siamo strumenti nelle Sue mani, poiché nella Sua opera non c'è posto per gli oziosi, nell'opera di Dio non c'è posto per i sindacalisti, perché noi non facciamo scioperi, le nostre braccia non devono essere conserte, tutti dobbiamo essere operai, collaboratori di Dio per l'avanzamento del Suo regno, infatti così sta scritto: "per presentarvi davanti a Lui e per servigli, esserGli ministri, farGli profumi", quindi la prima cosa da fare è presentarci davanti al Signore ( questo presentarci davanti a Dio non si riferisce soltanto a quel giorno beato quando saremo nel cielo, ma si riferisce anche al presente su questa terra), privilegio questo acquistato da Gesù per noi nel momento in cui esalò l'ultimo respiro sul duro legno della croce, quando ci dice la Scrittura, la cortina del tempio si fendé da cima a fondo e quindi l'ostacolo del peccato è stato rimosso, peccato che come diceva Isaia, faceva la separazione tra noi e Dio, dunque ora al credente è data la possibilità di presentarsi direttamente davanti a Signore per mezzo di Gesù Cristo che è la Via vivente e recente e come Egli stesso disse: " Io sono la Via, la Verità e la Vita, nessuno viene al Padre se non per mezzo di Me", quindi noi abbiamo la possibilità di accostarci al Signore .

Nel salmo 65 il re Davide dice "beato l'uomo che tu hai eletto per farlo accostare a te" affinché egli possa essere saziato dei beni della casa del Signore, della santità del Suo tempio; dobbiamo ringraziare il Signore perché siamo stati eletti per essere figliuoli dell'Iddio vivente e vero e per presentarci davanti a Lui.

Egli sta compiendo un'opera di purificazione, come sta scritto al capitolo 5 versetti 26 e 27 della epistola agli Efesini dove l'apostolo parlando dell'opera di Gesù nella Sua chiesa dice:" avendola lavata con lavacro dell'acqua l'ha santificata per mezzo della Parola"; fratelli miei, il Signore sta lavando i nostri cuori, le nostre menti perché noi siamo la sposa di Gesù Cristo e un giorno il Signore deve presentarla dinanzi al Padre senza crespa, senza macchia ma santa immacolata, meravigliosa, purificata col Suo sangue, infatti nell'Apocalisse sta scritto: "ecco sono arrivate le nozze dell'Agnello e la sposa è stata preparata e l'è stato dato di vestire un abito di lino puro, perché il lino puro sono le opere dei santi"; vogliamo ringraziare il Signore, fratelli, perché Dio ci ha liberato dall'abito sporco di peccato e ci ha rivestiti dell'abito della Sua giustizia, quindi presentiamoci davanti a Lui per serviGli, per esserGli ministri e farGli profumi. I sacerdoti erano chiamati ad offrire sacrifici al Signore, ora noi siamo chiamati ad offrire un altro sacrificio, non di animali perché non sono questi che Egli ci richiede, ma il sacrificio che Dio vuole è la lode, l'onore, il ringraziamento dal profondo del nostro cuore, il frutto delle nostre labbra che glorificano il Suo nome; dunque, ci aiuti Dio, a lodarLo con tutto il cuore, perché noi da peccatori morti nei falli e nei peccati, siamo stati fatti la casa del Signore, come dice Pietro, una casa spirituale, un reale sacerdozio, una gente santa, per far che cosa? Per predicare le virtù di Colui che dalle tenebre ci ha chiamati alla Sua meravigliosa luce, questo è il nostro scopo, fratelli, siamo stati eletti per presentarci davanti a Dio per servirlo, per annunziare l'Evangelo della grazia e della salvezza a quanti vivono lontani dalla Sua grazia; che il Signore ci conceda, oggi, di riconoscere i nostri errori, di confessarli ai Suoi piedi e di abbandonarli, di santificarci, di purificare questo cuore, di tirare fuori ogni radice di amaritudine, ogni rancore, ogni risentimento, tutto ciò che possa turbare la comunione con Dio e la comunione fraterna, fratelli, chiediamo forza al Signore e diciamo: " purifica il mio cuore affinché Tu possa operare in mezzo a noi un potente risveglio e questo possa avvenire in tutta la Tua chiesa, affinché il nome di Dio possa essere innalzato e molte anime possano venire alla conoscenza della verità di Cristo Gesù, Speranza di gloria Benedetto in eterno, Amen!

Antonio Morreale

 

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