Testo biblico: Giovanni 20:19-31

Il  testo biblico che  stiamo meditando narra degli avvenimenti immediatamente successivi alla resurrezione del nostro Signore Gesù: morto sulla croce e posto nel sepolcro, il Signore si era già manifestato, risorto, a due discepoli in cammino per Emmaus (Luca 24:13-35) , a Simon Pietro (ibid. v. 34) a Maria Maddalena ed alle altre donne  giunte presso il  suo sepolcro.

Siamo nel tardo pomeriggio dell’istesso giorno che era il primo della settimana (v.19), ossia secondo il calendario ebraico la domenica. Quel pomeriggio che già volgeva alla sera era destinato a cambiare la storia dell’umanità con l’avvenimento più importante di tutti i tempi  in assoluto: la resurrezione di Gesù Cristo e la Sua Gloriosa vittoria  sulla morte e su colui che ne ha l’imperio: il diavolo.

In questo frangente,  ancora ignari della meravigliosa rivelazione della propria resurrezione che Gesù aveva mostrato ad alcuni di essi, la maggio parte dei Suoi discepoli era radunata in una  casa, in preda alla profonda disperazione per la morte dell’amato Maestro e timorosa per la persecuzione che  si prevedeva imminente e spietata da parte delle autorità religiose.

Leggiamo al verso 19 che “le porte erano serrate per timor  de’ Giudei”: lo stato d’animo dei discepoli era più che  comprensibile. Gesù era stato arrestato, flagellato, crocifisso ed ora giaceva morto nel sepolcro; insieme a Lui giacevano anche tutte le speranze dei Suoi seguaci.

Ma ecco che “Gesù venne e si presentò quivi in mezzo e disse loro: Pace a voi!”: il Suo non fu semplicemente un saluto, Gesù porto realmente con la Sua Divina presenza la  vera pace, la quiete interiore, la profonda serenità a dispetto delle situazioni talvolta  drammatiche della vita, come quella che stavano vivendo i discepoli  in quella sera.

La pace è un dono di Dio, essa germoglia come frutto dello Spirito Santo, incurante del tipo o della gravità delle afflizioni che possono verificarsi nella presente vita: la pace si può realizzare solo accettando Gesù Cristo  nel proprio cuore, poiché Egli è il principe della pace.

Caro amico o amica, fermati a considerare questo semplice interrogativo: Hai Pace, possiedi la Vera Pace?

Chiunque desidera ricevere la pace nel proprio cuore non deve fare altro che accettare Gesù Cristo come personale Salvatore poiché “Iddio ha riconciliato con sé il mondo in Cristo non imputando agli uomini i loro peccati”(II Cor. 5:19-21) : solo allora, riappacificati  con Dio tramite il sacrificio di Gesù Cristo, quella pace Divina  discende nei cuori dei credenti che possono dire insieme a Paolo: “giustificati  dunque per fede abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore”(Rom. 5:1).

Ma insieme alla pace, manifestandosi ai discepoli,  Gesù volle dare loro  la dimostrazione della realtà della Sua resurrezione: l’Iddio Vivente e Vero non vuole solo consolare l’afflizione dei Suoi figlioli, vuole mostrare loro la Verità,  quella Verità che, come è scritto, rende liberi da ogni timore e da ogni schiavitù.

“E detto questo, mostrò loro le mani ed il costato”(V.20): Gesù non volle che essi pensassero che fosse uno spirito (Luca 24:36-43). Mostrò i segni del Suo sacrificio: La sua sofferenza e la Sua morte erano state reali, così come reale era ora la Sua resurrezione. Gesù invito i discepoli a toccarLo, altrove leggiamo che Egli mangiò con loro, sedette in mezzo a loro, parlò loro: allora come tuttora Gesù è, per Sua stessa Parola, presente in mezzo al Suo popolo.

Leggiamo, inoltre, che i discepoli “com’ebbero veduto il Signore, si rallegrarono”: la gioia dei discepoli fu conseguenza della rivelazione di Gesù e accompagnò la pace che il Signore portò loro: pochi istanti prima erano smarriti, disperati, piangevano la morte di Gesù e lamentavano il triste destino che li attendeva, poi in un istante con l’apparizione di Gesù, la tristezza cede il posto alla gioia più profonda.  Come la pace è il frutto dello Spirito Santo (Gal. 5:22), la gioia cristiana è allegrezza reale e profonda che risiede nel cuore e non solo sul volto, come la vana gioia data dalle cose passeggere e materiali di questa vita, e, soprattutto, la vera gioia è fondata sulle realtà eterne di Dio. Giobbe dice che  la gioia degli empi dura solo un momento: la gioia derivante unicamente dai piaceri e dai beni materiali è fugace e caduca come queste stesse cose, essa è vanità delle vanità e tormento di spirito. Ringraziamo, certamente, Iddio per tutte quelle cose che Egli per Grazia ci concede di godere legittimamente in questa presente vita, ma non radichiamo in esse la nostra gioia: la gioia dei santi si fonda sulle realtà eterne, su Colui che è l’Eterno, sulle Sue dolci Promesse e, sopra ogni cosa, sulla salvezza.

Continuando a leggere il nostro testo, soffermiamoci sulle parole del Signore Gesù: “Come il Padre mi ha mandato, così io mando voi”(V.21): Gesù stesso conferisce ai discepoli il mandato di predicare l’Evangelo della salvezza. La zona d’azione dei discepoli non è limitata, essi hanno il dovere ed il grande onore di insegnare a tutti, senza distinzione alcuna di lingua e razza, recandosi  in  ogni luogo del mondo, quanto hanno appreso e ricevuto dal loro Maestro (Matteo 28:18-20).

Poi “soffiò su loro e disse: ricevete lo Spirito Santo”: non si trattò, in questo caso, del battesimo dello Spirito Santo, ma di una generosa anticipazione, una specie di spirituale “caparra”, che Gesù volle concedere ai discepoli prima di infondere in loro, nel giorno della Pentecoste, la vera pienezza dello Spirito Santo. Quel soffio li avrebbe autorizzati a “rimettere o ritenere  i peccati”: con questa frase il Signore non voleva dare assolutamente l’autorità di perdonare o meno i peccati, poiché nessun uomo può arrogarsi, se non a prezzo di un grave atto di abuso, un diritto che possiede  solo l’Eterno Iddio. Rimettere o ritenere o legare e sciogliere significa annunciare, proclamare le condizioni che permettono al peccatore di sciogliere i lacci del peccato ed entrare nella salvezza.

Pietro adempì questo importante incarico predicando ai Giudei ed annunziando loro la salvezza nel giorno della Pentecoste, ed anche in altre occasioni, come in casa di Cornelio, quando evangelizzò dei pagani. Il Mandato di Gesù, infine, non è diretto solo  a Pietro, che secondo certe confessioni è definito erroneamente il successore di Gesù ed il capo della Chiesa,  ma è indirizzato alla Chiesa intera, tanto che in Matteo 18:18 leggiamo “tutte le cose che avrete legate … e avrete sciolte”: parole che Gesù stesso rivolge a tutti i suoi discepoli senza alcuna distinzione.

“Or Toma, detto Didimo, non era con loro  quando venne Gesù”(v.24-25): questo passo ci mette in guardia nei confronti del grave  pericolo che corriamo quando, per varie ragioni, diradiamo la nostra presenza in chiesa, assentandoci da culti e riunioni. Assentandoci dalla comunità, noi perdiamo delle Gloriose Visitazioni dall’Alto: se Toma fosse stato presente, avrebbe assistito alla gloriosa apparizione di Gesù risorto e non avrebbe dubitato, come invece fece ascoltando il racconto di quella meravigliosa esperienza dalla bocca dei suoi condiscepoli, e non avrebbe così gravemente e così umanamente mostrato il suo scetticismo dicendo : “Se io non metto il mio dito nel segno de’ chiodi e se non metto la mia mano nel suo costato io non crederò” (v.25)

Gesù, tuttavia, ritorna otto giorni dopo (V.26-31) e riporta la pace ai discepoli. Questa volta Toma è al posto che gli compete, nell’assemblea dei credenti. A lui direttamente si rivolge Gesù e l’invita a toccare con mano, a constatare, la realtà della Sua Passione sulla croce e della Sua resurrezione.

Tommaso solo allora  crede e prostratosi adora Gesù esclamando : “Signor mio e Dio mio!” (v. 28), offre a Gesù  l’adorazione che Gli è dovuta e lo accetta come proprio Signore e Salvatore. Il Signore era venuto proprio a cercare lui, e non per punire la sua incredulità, ma per dare a Tommaso e agli altri  discepoli un ulteriore,  prezioso insegnamento: “Perché m’hai veduto tu hai creduto; beati quelli che non han veduto, e han creduto!” (v.29). Gesù esorta a vivere  una fede vera, a credere senza bisogno di vedere: la beatitudine è per chi crede senza aver visto. “ Il giusto vivrà per fede” (Habacuc 2:4), così troviamo scritto in un bellissimo verso della Parola di Dio, e numerosi sono gli esempi di una fede totale ed incondizionata in Dio,  nella Sua Parola, e nelle Sue Promesse che possiamo incontrare leggendo la Bibbia: Noè lavorò per decenni alla costruzione dell’arca, obbedendo a quella che era la volontà di Dio per lui e la sua famiglia, affrontando lo scherno degli uomini senza alcun cedimento. Il premio che  gli derivò dal credere totalmente, senza se e senza ma, fu enorme: la salvezza sua e della sua famiglia, l’essere onorati da Dio con la giustificazione che solo da Lui procede.

E  cosa dire di Abramo, della sua fede profondissima nel suo Dio, quella fede che gli fece lasciare beni, casa e familiari, per recarsi dove il Signore voleva che andasse, quella fede che lo spinse ad offrire a Dio, in sacrificio, quell’amatissimo ed unico figlio, sua speranza, Isacco , il figlio che ancora  per fede sua moglie Sara concepì.

Fratelli, amici, crediamo con cuore sincero alle Promesse ed alle Parole del nostro Signore: anche se le apparenze vorrebbero mostrarci il contrario, anche se le avversità, le malattie, i problemi tentano di stornarci dal riporre tutta la nostra fiducia solo in Dio, continuiamo a credere e non pretendiamo prima di ricevere segni visibili e tangibili.Le visioni, le rivelazioni, i sogni profetici non devono assolutamente costituire la base della nostra fede: spesso queste cose sono pericolose astuzie dell’avversario per indurre nuove dottrine, per ingenerare eresie e confusione nella Chiesa.

Sia la nostra una fede viva nella Parola di Dio, perché “queste cose sono scritte, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figliol di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome”(v.31), e ancora come Gesù stesso disse: “In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia Parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene a giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” (Giov. 5:24).

Gesù è presente, è qui tra noi come lo fu quella sera tra i suoi discepoli: Egli vuole dare ancora a noi, con la Sua presenza, la pace, la gioia profonda, la dimostrazione della Sua infinita potenza attraverso le guarigioni, i doni, i battesimi in Spirito Santo.

Non essere incredulo, sii credente! Credi! Accetta Gesù con tutto il tuo cuore! Ricevi ciò che Egli vuole darti: la Vita, la vera, Eterna Vita nel nome di Gesù Cristo, il nostro Salvatore, il Benedetto in eterno.

 Amen.

Antonio MORREALE

 

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